Progetto azienda agricola

AGRI TRAVES s.s.

La società.

La società è nata dall'idea di quattro soci che ne sono diventati i fondatori.

E' stato in merito redatto uno Statuto che riporta gli scopi ed oggetto della società.Nata a Maggio, si è iscritta alla CCIAA di Torino, al Registro delle Imprese, con una partita Iva specifica di attività agricola.Ci si interessati di allevamento di ovini.Si è iniziato con l'acquisto da un privato della Valle di Viù due pecore di razza Merinos ed un agnellino di pochi mesi di razza Biellese.Da questa eterogeneità di razza, siamo passati a fare una scelta di qualità: allevare razze pure e pregiate, in modo particolare si è rivolta l'attenzione alla razza Sambucana, ritenuta in via di estinzione.Sono state acquistate 8 pecore femmine ed un ariete della razza presso il consorzio "L'escarun" di Vinadio.Al 30 di ottobre, il gregge risulta formato dalle 9 di razza Sambucana, da una Biellese, e da due Merinos che hanno dato alla luce due agnellini, un maschio ed una femmina.

Gli obiettivi.

La società ha avuto , sin dagli inizi la finalità di allevare le pecore utilizzandole per la pulizia dei terreni sul territorio.L'utilizzo di animali per pulizia di terreni era stato anni fa sviluppato in un comune vicino a Cortina d'Ampezzo, con buoni risultati.Anche Agri Traves ha voluto iniziarlo, prima con i terreni dei propri soci fondatori, poi allargandolo a chi si offriva per concedere in gestione i terreni.Nel corso della stagione estiva si è preparato il fieno per la stagione invernale, raccogliendo anche in questo caso le adesioni di chi concedeva i terreni: risultato si è stipato un solaio, con circa 350 balle di fieno, il chè permetterà di passare la stagione fredda senza problemi.Parallelamente all'allevamento degli ovini, la società sviluppa la trasformazione del miele.

Le attività.

Lo scenario in Piemonte

Le Pecore.

L’allevamento degli ovini in Piemonte può essere considerato in fase di evoluzione, sia qualitativamente che quantitativamente.
A determinare tale orientamento hanno influito positivamente, tra l’altro, le nuove e più moderne tecniche di allevamento, la formazione di greggi di maggior consistenza, i nuovi criteri di stabulazione e di utilizzazione delle disponibilità foraggiere, non ultime le favorevoli condizioni di mercato per la collocazione dei tipici prodotti dell’ovinicoltura, in particolari i caseari, e la crescente richiesta di carni ovine, oltre alla domanda da parte dell’industria conciaria (agnelli) e dell’industria laniera.
Questi ultimi fattori non erano stati adeguatamente considerati in passato, costringendo le industrie a rifornirsi di materie prime quasi esclusivamente all’estero o in altre regioni italiane.
A maggior ragione in Piemonte dove l’industria tessile e laniera è notevolmente sviluppata così come la conciaria.A questi elementi si sommano alcuni aspetti socioeconomici che stanno trasformando la figura del pastore tradizionale in un vero e proprio imprenditore.
Dotato di competente professionalità, perdendo forse in poesia, ma guadagnando certo in efficacia e competenza.L’allevamento degli ovini ha avuto in passato una valida collocazione anche in funzione delle razze allevate; le successive trasformazioni hanno però tenuto conto, come si è visto, dei fattori sopra indicati, consentendo così una significativa accelerazione dell’incremento produttivo negli anni tra il 1975 ed il 1978 (da 90 mila a 103 mila capi) per poi attestarsi nel successivo decennio in produzioni medie regionali oscillanti a seconda delle annate dai 135 mila ai 145 mila capi, il 70 per cento dei quali viene allevato tra le provincie di Cuneo e di Torino.

Su tutte le razze ovine allevate in Piemonte predomina la Biellese e i suoi derivati. La razza Biellese ha notevoli attitudini alla produzione di carne e lana.
Essa sviluppa infatti valori di trasformazione degli alimenti in carne molto elevati ed il suo vello bianco a bioccoli conici (con filamenti lanosi lunghi 4-8 centimetri) è adatto per filati e cardati ordinari; la produzione annua di lana sucida di un ariete è di circa quattro chilogrammi, mentre la femmina ne produce 2-3 Kg.
Per quanto riguarda la razza Sambucana, nel corso degli ultimi anni vi è stato un ritorno di interesse, in modo particolare nelle vallate del Cuneese. Originaria della Valle Stura, proprio nei comuni di Sambuco (da cui prende il nome) e Vinadio si contano gli allevamenti più numerosi.
Recentemente l’Associazione Allevatori operante nel Cuneese ha messo a punto un piano per il miglioramento attraverso la selezione dei capi migliori. La caratteristica produttiva di questa razza è la produzione di carne di ottima qualità.

Le Api

L’apicoltura è un tipo di allevamento particolare, in quanto viene praticata soprattutto a livello amatoriale, o a tempo parziale.

Poco meno del 2% degli apicoltori svolge tale attività come attività primaria, in circa il 32% dei casi è una attività complementare ad altre colture, per il restante 66% di allevatori l’apicoltura è un hobby o comunque un’attività marginale (20% di pensionati, per il resto impiegati, studenti, ecc.).

Ci si trova di fronte ad un grande numero di allevatori, la maggior parte dei quali però, possiede un esiguo numero di alveari.
Infatti soltanto poco più dell’un per cento di essi possiede più di cento alveari, poco più del quattro per cento conduce da 50 a 100 alveari ed il restante 94,5 % cura meno di 50 alveari.
In genere i piccoli allevamenti hanno una struttura stanziale, cioè rimangono tutto l’anno nella stessa zona di azione; mentre ciò non è possibile per i grossi allevamenti, in quanto sebbene il raggio d’azione dell’ape sia piuttosto esteso, e su una stessa area possano insistere parecchi alveari, è facile raggiungere un punto di saturazione tale, per cui la produzione delle api basta a malapena a coprire il fabbisogno interno all’alveare; a queste condizioni, ovviamente, l’impatto cessa di essere economicamente valido.I grossi allevamenti adottano pertanto il cosiddetto << sistema nomade >> di allevamento: a fine primavera si iniziano gli spostamenti, che possono essere due o più in corso d'anno.

In Piemonte gli allevamenti più consistenti sono generalmente localizzati in zone collinari o di pianura, dove si produce uno dei migliori mieli di robinia pseudoacacia, tanto che alcune zone del Novarese e del Vercellese sono particolarmente appetite da apicoltori di altre regioni che praticano il nomadismo. In montagna invece, nonostante il notevole aumento di alveari verificatosi negli ultimi anni, gli allevamenti sono ancora piuttosto piccoli, generalmente su scala familiare, con produzione però di mieli assai prelibati, tipo quello di rododendro, di erica o di castagno.

Da un recente censimento, realizzato dai veterinari delle USL regionali, risulta che in Piemonte operano attualmente circa 7300 allevatori, per un totale approssimativo di 95.000 alveari.Il miele, per l’attività apistica, è il prodotto principale, e si calcola che in Piemonte la produzione media per ogni alveare sia di 15-20 chilogrammi, con punte di 40-50 chili per alveare stanziale, mentre si registra una produzione media di 60-80 chilogrammi per alveare negli allevamenti nomadi.

Per quanto riguarda le altre produzioni, si calcola che quasi il 50% delle aziende produca cera (pochi chili all’anno), mentre lo 0,4% raccolga il polline, lo 0,2% commerci gelatina reale, l’1,4% produca propoli (sostanza resinosa e vischiosa che le api prelevano da gemme e cortecce, per rivestire e proteggere l’alveare) e soltanto poche decine di apicoltori in Piemonte allevi api regine per la commercializzazione.
E’ inoltre interessante ricordare l’affitto degli alveari per l’impollinazione; quest’ultima pratica, viene utilizzata soprattutto nel Cuneese per le piante da frutto, più raramente nelle altre province.L’ape nostrana è lApis mellifera ligustica anche detta ape italiana; è poco aggressiva ed è ricoperta da una sottile peluria bionda: per questo motivo viene anche chiamata ape gialla.

In Piemonte si trova raramente questa specie allo stato puro al contrario la si trova spesso incrociata con l’Apis mellifera nigrae (ape francese) o ape nera, cosiddetta dal colore della peluria che la ricopre; essa è molto più aggressiva della precedente, ed in condizioni climatico-ambientali piuttosto rigide, riesce a sfruttare meglio dell’ape gialla la flora disponibile.I maggiori motivi di preoccupazione per gli allevatori di api sono gli avvelenamenti da antiparassitari, anticrittogamici e diserbanti, la varroasi e la peste americana.
Gli avvelenamenti possono essere causa di vere e proprie stragi per gli alveari. Infatti nonostante la regolamentazione dell’uso dei prodotti chimici in agricoltura, e i divieti espressamente istituiti dalla regione Piemonte, ogni anno si verificano ancora casi di allevamento con conseguente falcidie di api su tutte le porzioni di territorio inopportunamente trattate.La varroasi e le peste americana sono due malattie parassitarie che colpiscono le api.
La varroasi è provocata da un acaro Varroa Jacobsoni oud che si riproduce sulla covata dell’ape; una volta ultimato lo sviluppo, vive a spese delle operaie e dei fuchi, nutrendosi di emolinfa. La malattia può diffondersi con estrema facilitò causando danni enormi; si calcola che in Piemonte il 65% delle infezioni registrate sia di varroasi.L’agente patogeno della peste americana è il Bacillus larvae, il quale invece si insedia nelle larve residenti negli alveari dando origine a focolai di infezione che si trasmettono di alveare in alveare per contagio. Altri elementi di diffusione della malattia sono l’insufficienza di cure igieniche degli alveari e lo scarso interesse di allevatori e veterinari.
Attualmente la diffusione della peste (7% circa dei casi) è meno consistente della Varroa, ma in passato ha causato danni enormi all’apicoltura non soltanto piemontese.Proprio sulle malattie delle api vertono alcune delle iniziative messe in atto dall’Osservatorio di Apicoltura dell’Università di Torino, sito a Reaglie, tra il verde della collina torinese. L’Istituto ha compiti di ricerca, di miglioramento genetico e di individuazione di nuove tecniche di allevamento e di lotta alle malattie diffusive delle api.Alcune iniziative cooperativistiche sono sorte in campo apistico, ma con interessi indirizzati soprattutto alla fornitura di attrezzature per la lavorazione dei prodotti, le strutture per gli allevamenti e le attrezzature per la vendita dei prodotti stessi.