I rilievi della grotta di Pugnetto

e gli studi sulla sua fauna

 

el nostro secolo i maggiori contributi allo studio delle grotte di Pugnetto si devono al rag. Guido Muratore ed al dott. Felice Capra. Guido Muratore, in villeggiatura a Ceres, visitò la grotta di Pugnetto il 14 settembre 1920, dandone una dettagliata descrizione che venne pubblicata nel 1923 sul Bollettino mensile del C.A.I. U.G.E.T. Munito di 300 metri di spago metrato e di una bussola, lo speleologo disegnò una pianta della grotta in scala 1:1000, per sua stessa ammissione approssimativa relativamente alle larghezze ed altezze, ma si propose di completare il suo studio ed ottenere un rilievo più accurato nella successiva stagione estiva. Nel 1925, sulle pagine della Rivista del C.A.I.. di Torino, Muratore pubblicò il suo nuovo lavoro, corredato di una pianta e di alcune fotografie. In seguito a diverse altre esplorazioni, nel 1946 Muratore terminò un rilievo strumentale accurato, pubblicando la pianta e la sezione della cavità e correggendo alcune imprecisioni del suo precedente lavoro.

Con il rilievo delle strette gallerie del piano inferiore, attuato solo nel 1984 ad opera del Gruppo Speleologico Piemontese di Torino, è stato possibile realizzare la completa rappresentazione grafica della grotta di Pugnetto, che noi pubblichiamo in queste pagine.

La nuova specie venne chiamata "Trichoniscus Caprae" : il primo temine della nomenclatura binomia indica la Famiglia cui la specie va ascritta (i Triconiscidi) ; il secondo, che specifica la specie, è stato legato al nome dello scopritore, il dott. Capra.

l dottor Felice Capra, invece, svolse numerosi studi sulla fauna della grotta. Il 29 aprile 1923, guidando un gruppo di studiosi composto tra gli altri dal prof. Giuseppe Della Beffa e da Luigi Rocca, il dott. Capra esplorò la grotta di Pugnetto per studiarne la fauna. I risultati superarono le apettative, tanto da venir pubblicati, nel 1924, sul 59° volume dell’Accademia delle Scienze di Torino : furono scoperte due nuove specie endemiche, cioè presenti solo nelle nostre grotte : un isopode ed un coleottero. Il sottordine degli isopodi, facente parte della Classe dei crostacei (dunque il nostro piccolo animaletto non è un insetto) è rappresentato con diverse specie tra la fauna dei prati e dei boschi, dove viene comunemente denominato porcellino di terra, ma è molto comune anche tra la fauna troglobia delle grotte italiane.

La nuova specie venne chiamata "Trichoniscus Caprae" : il primo temine della nomenclatura binomia indica la Famiglia cui la specie va ascritta (i Triconiscidi) ; il secondo, che specifica la specie, è stato legato al nome dello scopritore, il dott. Capra.

Nell’esplorazione del 1923 furono trovati numerosi esemplari di questa nuova specie in tutta la grotta, "specialmente nella parte più profonda, sul terriccio, sul legno fradicio, sui pezzi di carta bagnata ". In una seconda visita nel dicembre 1950 Capra annota : "Lo trovammo abbondante sia nella grotta maggiore che nella superiore e nell’inferiore. La determinazione ci fu confermata dal dott. Brian, che nella massa del materiale da noi raccolto non rinvenne altre specie di isopodi. Per quanto finora noto, è un troglobio limitato a questa località."

Ancora oggi è piuttosto frequente: in una visita di qualche mese fa ne abbiamo visti diversi esemplari, soprattutto nella parte più profonda, dove il clima è, se possibile, ancora più stabile. I troglobi sono gli animali che non possono assolutamente vivere fuori dall’ambiente sotterraneo e si sono così strettamente adattati alla particolare temperatura ambientale e ad un’atmosfera satura di vapor d’acqua che un lieve disseccamento dell’aria o un brusco cambiamento di temperatura comportano in genere la loro morte. La temperatura nelle cavità sotterranee è, in condizioni normali, praticamente costante tutto l’anno e corrisponde di regola a quella media annuale della località ; la temperatura da noi misurata, pari a 11 °, se confrontata con le medie annuali di Traves e Mezzenile (dati Ufficio Idrografico del Po) non sfugge a tale regola.

Il nostro piccolo isopode, lungo 10 mm, largo 3,5 mm e dotato di antenne lunghe poco più di un terzo del corpo, ha due caratteristiche tipiche della fauna ipogea : la depigmentazione (è completamente bianco) e l’anoftalmia ( assenza di occhi). In un ambiente del tutto privo di luce sono inutili i colori e gli occhi. L’organo visivo occupa una buona parte di potenziale genetico nei cromosomi : la sua eliminazione rappresenta per una specie un risparmio cromosomico non indifferente.

hi non rispetta la consuetudine della depigmentazione è invece il secondo animaletto endemico delle grotte di Pugnetto, che ha contribuito a dare una certa fama a questo luogo. Il coleottero scoperto nel 1923, lungo 2,7 - 3,6 mm e di forma ovale allungata, è infatti di colore bruno ferruginoso. Questo insetto pare sia un endemismo solo della grotta maggiore di Pugnetto : non è mai stato trovato nellecavità minori vicine (Grotta inferiore, o Tana del Lupo, Grotta superiore, o Creusa d’le Tampe, Tana della Volpe). Il Capra in un primo momento riteneva di aver scoperto non solo una nuova specie, ma addirittura un nuovo genere, poi scrive " il dott. Jeannel ritiene debba iscriversi al genere delle Royerella. Ad ogni modo i caratteri enunciati credo siano più che sufficienti ad autorizzarmi a creare questo nuovo sottogenere". Il nome dell’insetto divenne così "Royerella (Della Beffaella) Roccae Capra" . In questo caso "Della Beffaella" e "Roccae" indicano rispettivamente il sottogenere e la specie : anche qui sono facilmente riconoscibili i nomi del prof. Giuseppe Della Beffa, di Luigi Rocca e di Felice Capra.

Il dott. Capra nel 1923 rinvenne diversi esemplari e larve di questa specie nell’ultima caverna del Ramo della Madonna, presso un deposito di guano, ma dopo la visita del dicembre 1950, annotò : La grotta è stata attrezzata per la visita turistica ..... l’ottava caverna, che una volta aveva abbondanti depositi di guano, ora è ridotta ad un piazzale, mentre sulla parete è stato costruito un altarino. Cosa bella e suggestiva, ma per il biospeleologo interessava di più il guano, ora completamente scomparso con la sua abbondante fauna ! Infatti la grotta di Pugnetto è l’unico biotopo di un interessantissimo catopide, la Della Beffaella Roccae Capra, che una volta era facile rinvenire presso il guano, dove vivono le larve. Ora ci fu possibile trovare, dopo più ore di ricerche, un solo esemplare di tale coleottero."

L’insetto fa dunque parte degli organismi definiti guanobi, che traggono nutrimento dai composti azotati contenuti nel guano, e pertanto la sua esistenza è strettamente legata a quella dei pipistrelli.

n’altra specie interessante della speleofauna delle grotte di Pugnetto è la Dolichopoda ligustica, sorta di cavalletta appartenente all’Ordine degli Ortotteri che è presente anche in alcune grotte delle Alpi Marittime e che in Italia non è mai stata rinvenuta così a settentrione.

Infine, oltre a diverse specie di insetti appartenenti agli Ordini degli Aracnidi, dei Ditteri, dei Coleotteri e degli Imenotteri, le nostre grotte ospitano ben cinque specie rare di pipistrelli (lo ha recentemente affermato il prof. Achille Canale, ordinario di zoologia all’Università di Torino). Pare che il futuro di questi piccoli e utili mammiferi, veri insetticidi naturali contro zanzare e moscerini, sia a rischio nelle aree urbanizzate ed è bello sapere che le grotte di Pugnetto possano costituire un sito di rifugio per essi.

Marco Poma

 

 

BIBLIOGRAFIA SULLA GROTTA DI PUGNETTO

Oltre a quanto già indicato da Mario Caiolo, si può consultare: