A la modda dli Travinel.

MOTIVAZIONI CHE HANNO SPINTO LE INSEGNANTI E GLI ALUNNI DELLE SCUOLE ELEMENTARI A SVOLGERE IL LAVORO DI RICERCA SUL LORO PAESE

Il nostro lavoro è stato sviluppato nell’ambito del nostro paese. Le ricerche sono state svolte dagli alunni a mezzo di interviste fatte alle persone anziane. Esse hanno fornito notizie riguardanti la vita e le esperienze di anni trascorsi nel lavoro, nel sacrificio, nella miseria, che hanno sempre accompagnato l’esistenza di questi montanari, i quali potevano contare solamente sulle loro forze per continuare ad esistere. E’ stato perciò messo in rilievo il valore della cosiddetta civiltà contadina montanara, che ha portato ad un valido progresso sociale ed umano della zona, grazie all’impegno costante che l’ha sostenuta attraverso i tempi, gli eventi storici, anche quelli più dolorosi. Gli aspetti del lavoro duro, faticoso, accompagnato dalla scarsa disponibilità di generi alimentari, facevano si che anche il più piccolo fazzoletto di terra venisse curato, quasi con devozione, al fine di ottenere un prodotto leggermente più abbondante. Le stesse favole erano l’unico passatempo delle lunghe, fredde sere d’inverno, trascorse nelle stalle con il canto e un piccolo sorso di vino. Le feste religiose erano, pure esse, l’occasione unica per alcune ore di distensione e di rilassatezza.

Si è realizzato così l’incontro tra giovani e vecchi, tra esperienze antiche e nuove, tra due modi di vivere che, a prima vista, possono sembrare inconciliabili tra di loro, ma che in realtà sono l’uno la conseguenza dell’altro.

Il valore espressivo del dialetto è stato posto in rilievo da questa ricerca dei fanciulli, i quali hanno compreso la vasta possibilità espressiva, intima di ogni comunità attraverso il suo dialetto locale che si intona e si adegua all’ambiente circostante. Didatticamente questo lavoro ha avuto risultati positivi sotto l’aspetto sociale, morale, storico, geografico, etnologico, stimolando gli alunni a ricercare, ogni qual volta essi vogliano conoscere a fondo l’argomento che loro si presenti.

Le persone più anziane del paese hanno partecipato attivamente e con entusiasmo a questo lavoro di riesumazione di notizie e difatti da comunicare ai ragazzi; fatti e notizie che alcune persone, dell’età di mezzo, cercano quasi di seppellire nel fondo della memoria per un errato senso di vergogna. I bambini si sono impadroniti delle conoscenze acquisite, specialmente nei riguardi di detti e proverbi dialettali che richiamano con freschezza, ogni qualvolta se ne presenti l’occasione.

Il lavoro, anche se non completo, è stato svolto tutto senza alcun aiuto da parte di persone competenti e qualificate in materia e non ha perciò la pretesa di essere una pubblicazione di tipo rigorosamente storico- scientifico, le fotografie sono state reperite qua e là presso anziani, che generosamente che le hanno messe a disposizione. Sono foto d’epoca e perciò non in perfetto stato, ma se non altro, sono autentici documenti.

Le parole riportate in dialetto travesino sono state scritte nel modo più conforme ed aderente alla pronuncia, non essendoci una forma scritta del dialetto tramandato, peraltro, solo oralmente.

Concludendo, intendiamo ancora mettere in evidenza la buona volontà che ha animato i bambini nell’esecuzione del loro lavoro e ringraziare tutti coloro che hanno collaborato per la sua stesura, in particolare i parenti ed i conoscenti degli alunni.

 

LA NOSTRA GRAFIA E IL SUO SUONO.

ë - e muta o mezzamuta ( es.: fjëtta, përchè)
j - suono molle come nel suono francese della ‘1 mouillé (es.: travail che si legge travaj)
ò - come o italiana di oca ( es.: còlI, mòll)
o - come la u di uva ( es.: torna, sposa)
eu - come la eu francese ( es.: cheur, boneur)
u   come la u francese ( es.: dur, pur)
s-c - segna il suono staccato della s e della e di ciliegia ( es.: s-cina, s-cëncon)
z - ha il suono dolce ( es.: vëzzo)
è - come la è italiana ( es.: bèl, pèl)
é - come la e di edera italiana ( es.: péla, papé )
à - come la à accentata italiana in fondo alle parole ( es.: metà)
i - idem come sopra ( es.: mesdì)
ù - idem come la u francese, ma con un tono più forte specialmente se in fondo alla parola (es.: più, Viù)
‘1, ‘d, ‘t, ‘n, ecc. ( ël, ët, ëd, ecc. ) - suonano quasi come se ci fosse davanti la ë muta, tant’é vero che spesso davanti la si trova, essendo tali suoni molto simili e di difficile distinzione
ee, aa, oo, òò, uu, ii, ij, ecc - suonano prolungate, sfumando le vocali (es.: donaa, balaa, gròò)
eh - usato quando la parola termina con c, per non confonderlo con la ci di ciliegia, pronuncia come la c di carne
cc - suono dolce in finale di parola