Si trova a circa 820 metri s.l.m., e la si può raggiungere molto comodamente dalla strada asfaltata che da Traves porta a Pugnetto. Poco prima di arrivare in paese, la strada gira attorno ad un dosso e si arriva nei pressi di un ruscello con un piccolo piazzale. Si lascia l’auto e tornando indietro si prende un sentiero sulla destra che porta in 10 minuti di salita su un grosso piazzale con notevoli opere murarie, a circa 100 metri in linea d’aria sopra la carrozzabile. L’ingresso alla grotta è posto sulla destra del piazzale e normalmente è chiuso da un cancello metallico con catena e lucchetto per impedirne l’ingresso ad animali e bambini. Per entrare si possono chiedere informazioni presso la sede Comunale di Mezzenile o agli abitanti di Pugnetto.

Conosciuta da oltre 200 anni è stata visitata molte volte verso la fine dell’800 anche da numerosi turisti d'élite e stranieri che soggiornavano nelle nostre valli, in massima parte inglesi. Non si hanno notizie scritte riguardanti la localizzazione e scoperta della grotta dei secoli precedenti, ma si presume che intorno al 1200 qualche ricercatore o minatore l’abbia trovata o percorsa almeno nei primi metri, visto che in quegli anni nelle nostre valli erano molto sviluppate la ricerca e l’attività minerarie. Ci sono due ipotesi circa l’origine della grotta, entrambe con elementi validi di sostegno. Probabilmente è in larga parte di origine naturale, anche se non si notano grandi segni di passaggio d’acqua in notevoli quantità. Ai giorni nostri però si percorre solo la parte sommitale di numerosi cumuli di frana, a solo nei livelli più bassi, specialmente nel ramo della fontana, si nota ancora la presenza di acqua corrente con portate limitate. La presenza di notevoli opere murarie fa ritenere che si estraeva anche del minerale di ferro, come citato da Clavarino nel 1867. Sicuramente non si erano fatti tutti quei lavori solo per rendere il percorso più facile a scopo turistico.

La prima completa descrizione e il primo rilievo della grotta vennero eseguiti nel 1923 a cura di G. Muratore e nel 1984 il Gruppo Speleologico Piemontese di Torino fece i rilievi delle gallerie del piano inferiore. Sommarie descrizioni della zona vennero fatte dal conte Francesetti nel 1823 nel suo volume "Lettres sur les Vallées de Lanzo" e nel 1867 da L. Clavarino nel suo volume "Saggio di corografia statistica e storia delle Valli di Lanzo". Nel 1980 G. B. Marocco descrive la località nel volume "Mezzenile, appunti di storia civile e religiosa".

Nel 1994 compare una nuova pubblicazione più aggiornata e ricca di notizie a cura di A. Chiariglione dal titolo "Le Valli di Lanzo, guida naturalistica".

La grotta si apre in una formazione di calcescisti con alcune intercalazioni di serpentini e tracce di gneiss micaceo nel fondo della fontana. I gneiss compaiono anche in superficie, quasi sulla sommità del dosso e hanno dei piccoli livelli con minerali di manganese e quarzo anche in cristalli di 2-4 mm. La sua formazione e da ritenersi eccezionale in quanto i calcescisti non sono adatti come i calcari alla formazione di cavità di questo genere, anche se in alcune parti del mondo sono state scoperte delle grotte molto estese in rocce quarzose che sono molte più dure e resistenti all’azione dell’acqua. Nella grotta sono presenti molte vene a volte di spessore decimetrico e lunghe anche 7-8 metri formate da calcite compatta. In alcune zone, specialmente verso il ramo della fontana, queste vene sono più piccole ma più numerose e in alcuni punti si aprono delle litoclasi (fessure della roccia) ricche di belle cristallizzazioni di calcite bianco avorio o bianco marrone. Queste, come le piccole stalattiti, sono state asportate già da molti anni e oggi si notano tracce di questi lavori di estrazioni un po’ ovunque. Le più belle stalattiti sono state trovate quando venne costruita la carrozzabile Traves con Pugnetto. Durante i lavori di sbancamento, nei pressi del dosso che ospita la grotta, si rinvenne una grossa cavità proprio vicina al piano stradale, ricca di stalattiti del diametro anche di 20-30 cm e lunghe oltre un metro. Naturalmente venne accuratamente rimosso tutto il materiale e ciò che restò nella cavità venne riempito di detriti e murato.

Per percorrere i rami principali della grotta e necessario almeno un ricambio di carburo per le lampade ad acetilene e un paio di pile di scorta. Necessario un casco o un berretto pesante per evitare le possibili "craniate" nei punti più bassi, un paio di stivali per l’acqua e il fango sempre presenti tutto l’anno, e un abbigliamento non troppo leggero. In un paio d’ore si può visitare comodamente il ramo principale e se si vogliono esplorare i numerosi cunicoli e passaggi più stretti si possono impiegare anche 7-8 ore. Poco oltre l’ingresso, lungo la galleria principale, si aprono due passaggi che immettono nel più vasto salone della grotta.

Da questa sala una galleria in forte pendenza conduce al punto più basso raggiungibile, dove nel 1923 era presente un laghetto ora scomparso. Proseguendo nel ramo principale tra continui saliscendi si superano alcune piccole sale con accumuli di frana e poi si arriva in uno stretto corridoi che porta in una sala dove si trova il bivio dei due rami principali, a sinistra quello della madonna lungo circa 50 metri e a destra quello della fontana lungo circa 100 metri, in continuo saliscendi. Poco oltre il bivio, proseguendo per il ramo della Madonna, sulla destra c’è un altro ramo in forte salita di 40 metri. In totale si possono percorrere quasi 800 metri di gallerie in buone condizioni. La temperatura interna media si aggira sui 10-12 gradi tutto l’anno, quindi l’estate è più fresca rispetto all’ambiente esterno, mentre d’inverno è più piacevolmente tiepida. L’umidità si aggira tra i 90 e il 95% quindi c’è acqua dappertutto e dopo poche decine di minuti che si è all’interno si è già bagnati di condensa.

L’aria all’interno è abbastanza respirabile, anche se verso il fondo e nei rami più stretti il ricambio è più lento, quindi se ci sono più lampade ad acetilene accese contemporaneamente o oltre 10-15 persone si nota un notevole riscaldamento. Naturalmente verso l’uscita la grotta è più fresca, e non si notano forti correnti.

Un’antica leggenda narra che la grotta di Pugnetto comunicava con i Tornetti di Viù, ma questa ipotesi pare improbabile vista la geologia della zona in questione. Sicuramente comunicava con una delle altre cavità poste sull’altro lato del dosso, anche se in questi tempi non è stata trovata la comunicazione. I vecchi del paese dicevano che durante la seconda guerra mondiale si poteva passare da una parte o dall’altra indifferentemente anche se con notevoli difficoltà. Questa via veniva usata soprattutto durante i numerosi rastrellamenti nazifascisti. Un’altra grossa cavità è presente sulla sinistra dell’ingresso principale, e si raggiunge seguendo il sentiero che taglia il fianco del dosso. Dopo una cinquantina di metri si nota una grossa fessura della roccia, verticale e larga mezzo metro che si addentra nella montagna fino a formare un vasto salone in discesa, profondo 50 metri e alto almeno una quindicina di metri.

Per quanto riguarda l’aspetto biologico, la fauna della grotta è stata oggetto di studi molto seri. Oltre alla presenza dei pipistrelli che un tempo erano molto più numerosi, ci sono degli invertebrati che hanno dato una certa fama alla grotta e due di questi, un isopode e un coleottero, sono risultati endemici della fauna troglobita di essa.

In questi ultimi anni ci sono numerosi sopralluoghi e sono stati proposti dei progetti per rendere la grotta più accessibile a scopo turistico, chiedendo anche un aiuto finanziario alla Comunità Europea. Per il momento non si è fatto niente è l'unico risultato certo è che questa località, molto rinomata nell’800, è quasi dimenticata e sconosciuta ai nostri giorni dalla maggior parte degli abitanti di Mezzenile.

Durante la visita si raccomanda di lasciare l’ambiente ordinato e pulito, perché qui siamo di fronte ad un equilibrio delicato è facilmente alterabile. Non si deve lasciare nemmeno l’immondizia più degradabile né tantomeno scrivere con vernici spray sulle pareti come è già successo negli anni precedenti – infatti nel ramo della Madonna non mancano esempi a volte discutibili. Comunque c’è un tipo di segnalazione che è utile, cioè le frecce bianche e rosse che indicano la direzione per l’uscita.

Con queste poche righe si è voluto dare delle notizie e curiosità su questa bella e unica grotta delle nostre valli, con la speranza che in un prossimo futuro venga valorizzata nel migliore dei modi.

Mario Caiolo

 

Numero catastale 1501 Pi (TO)

Altre denominazioni Borna di Pugnetto.

Cartografia Tavoletta I.G.M. 55 I NE Ceres)

Coordinate 5° 02’ 26" ; 45° 16’ 19"

Quota 820 metri

Sviluppo Planimetrico 703 metri (rilievo di Guido Muratore)
+ 62 metri (rami inferiori)

Dislivelli + 10 metri (corridio di interstrato)
- 20 metri (laghetto nella galleria di sinistra

 

 Seppur degradate, le grotte di Pugnetto costituiscono un'area di notevole rilevanza ambientale e naturalistica. Per queste ragioni è stata inserita dalla Regione Piemonte nel censimento dei "biotopi" (cioè luogo in cui vive una singola popolazione animale o vegetale), nell'ambito di programmi di tutela ambientale della Comunità Europea.

In Piemonte tra i Comuni censiti di interesse comunitario, vi sono anche le Grotte di Pugnetto.