"Elio" e "Che Culp".

"Che Culp" quel mattino guardava con voglia diversa le montagne dietro la frazione del Fe'. La notte aveva sorpreso lui ed Elio mentre attraverso la solita strada della Val Grande, dal colle Girardi scendeva verso Forno Alpi Graie e giù, giù verso la destinazione, Piani Audi , sulle montagne di Corio. La conosceva a memoria "Che Culp" la strada ma quel giorno non era la', un presentimento, ma chissà , e poi perché? Dai monti dominava tutta la valle, appena un po' di brina infarinava i prati, sembianza di prato fiorito di margherite bianche e gialle. "Che Culp" si siede su di un masso, ha un po' di tempo, recuperato percorrendo più velocemente la strada.

Lo sguardo corre a destra, verso i Prima, borgata di Pugnetto, dove i camini fumanti formano disegni nell'aria del pomeriggio. Sono le due del pomeriggio, il cielo e' terso per la stagione, l'aria fresca e pulita. "Che Culp" guarda a sinistra, la' , dove è la sede del distaccamento, quanto percorso ancora, per due persone stanche, ma si lo supereranno. Lo sguardo torna a destra, si alza sui tacchi, per vedere oltre i Prina, verso Traves, per intravedere, immaginare, sognare il campanile di Traves. Intravederlo, vorrebbe dire scoprire un po' sopra la sua casa, i suoi cari. Ma e' solo la fantasia che vaga, immaginando, sognando. La sigaretta, fumata nel palmo della mano, come era d'uso la notte, è finita.

Bisogna andare. Nei prati attorno si sentono rumori, suoni di tutti i giorni. Campanelli, campanacci rivelano la presenza di animali, amici dell'uomo. Non voci, ma presenza viva, calda di uomini.

"Che Culp" ed Elio si alzano, si sgranchiscono le gambe intorpidite, sembra passato tanto, ma la sosta e' durata dieci minuti. La mano corre al taschino sulla sinistra, sente il contatto di quello che cerca, tutto e' a posto. Il passo lesto e sicuro, di pietra in pietra, fa velocemente superare il dislivello. Si scende a valle con la barba di due o tre giorni, un liso cappello da alpino, ma sicuri verso la baita.

Attorno i cespugli lo bloccano e lo coprono, in attesa di tempi migliori. Si liscia il mento con la mano sentendo nell'aria il profumo di latte, munto. Ma delle voci non conosciute lo bloccano. "Che Culp" sente parlare in modo "civile", non in dialetto, allora guardinghi, accostando al muretto verso il ruscello, si cerca di intravedere qualcosa, solo un vociare, imperioso di due uomini, che sembrano di impartire ordini secchi. Sono italiani, forse repubblichini, fascisti o nemici.

Non ha tempo per scoprirlo, non vuole scoprirlo, prende per il sentiero a valle, pazienza, non si berrà una buona salutare scodella di latte, meglio non rischiare.

La gioventù mette le ali ai piedi. Per la strada nessuno eppure oggi e' martedi' giorno in cui a Lanzo c'è il mercato, ma c'è poca gente. Giù verso il mulino di Monastero, da Barot, verso San Nicolao di Coassolo e proseguendo verso San Pietro e su per i prati e viottoli verso il pilone del Merlo.

Dal pianoro, voltandosi indietro ha intravisto per l'ultima volta la montagna di calcante, dove alle falde del monte sta la "sua" casa e il "suo" paese, Traves. Non c'è tempo per tristezze, deve salvare la vita, questo conta, per poter ritornare dai suoi cari. Davanti c'è la mulattiera verso Piani Audi. La strada sgombra permette di arrivare tranquillo alla sede del distaccamento. Giunto davanti al comando di distaccamento dove il comandante Giuanin Picat Re ha il comando, un tonfo al cuore, "Che Culp" si tocca veloce il taschino: c'è tutto. Bussa ed entra con Elio.

Giuanin, il caro Giovanni, o com'è felice "Che Culp" di rivederlo, lo saluta militarmente sull'attenti. Ma Giovanni non e' solo, con lui Nicola (Nicola Grosa) commissario di zona, Silvio Valli commissario di divisione, e un uomo smilzo, stempiato leggermente, secco ed asciutto.

Quest'ultimo si avvicina a "Che Culp" e gli chiede : "Da dove arrivi ?"

"Dalla Francia" risponde "Che Culp", "dalle montagne"

"E come ti chiami?" continua lo sconosciuto

"Sono Che Culp" risponde la staffetta

"Io sono Sandro" risponde lo sconosciuto, senza scomporsi e impassibile, asciutto, stringe la mano a "Che Culp".

Un attimo di silenzio, carico di emozioni, deve essere un grande personaggio, un uomo eccezionale. Giuanin rompe il silenzio, chiedendo quanto portava con tanta religiosità. Dal taschino di "Che Culp", estrae una particola, un'ostia consacrata, integra, con su scritte poche parole, incise dal comando americano di Borg Sant-Maurice, per mandare un messaggio ai combattenti italiani.

Un passo avanti verso la vittoria della libertà .

Compiuta la missione, saluta e si ritira indietreggiando, volge ancora, in quel giorno ormai tendente al tramonto, uno sguardo a quell'uomo, secco ed asciutto, venuto dalla Liguria per rinnovare la lotta per la vittoria sicura. Quell'uomo che quarant'anni dopo, sarà il Presidente degli Italiani, il Presidente della Repubblica, SANDRO PERTINI.

Martedì 17 ottobre 1944 - Valli di Lanzo.